Pituni, pidoni pitoni messinese
Pituni, pitoni o pidoni messinese rappresentano un gustosissima pietanza, molto diffusa e fiore all’occhiello della rosticceria messinese. La forma dei pituni, a prima vista, ricorda quella dei panzerotti o quella dei calzoni fritti palermitani; ma è soltanto somiglianza nella forma perché la farcitura è la vera particolarità del pituni messinese. Chi li chiama pitoni messinesi, forse per italianizzare, chi ancora pituni, che sembra il nome più usato nella provincia, chi ancora pidoni sostenendo che quest’ultima è la vera denominazione. Sarà! Noi sconosciamo l’origine del curioso nome attribuito a questa leccornia, possiamo semplicemente dire che se a Messina dici pituni, pidone o pitoni tutti sanno di cosa parli, pronunciato fuori da Messina puoi essere scambiato per un folle che vuol mangiare un bel pitone (il serpente) fritto!
La ricetta che descriveremo è una gentile concessione di Rosalba di Vincenzo, (amica della nostra pagina Facebook Ricette di Sicilia) che ringraziamo e alla quale rivolgiamo un caloroso saluto.
Come dicevamo, la particolarità del tradizionale pituni messinese (un po’ come per la focaccia messinese) sta nel connubio di indivia ovvero scarola riccia, pomodoro, acciughe e provoletta (nella nostra ricetta). Poi, come in ogni buona tradizione anche per il nostro pituni può esistere qualche variante rispetto alla tradizione: una può essere ad esempio l’utilizzo di un formaggio diverso. La nostra amica raccomanda provoletta morbidissima, così come altri usano il formaggio tuma; l’altra prevede anche il mancato impiego del pomodoro e…… Insomma come spesso mi ritrovo a commentare: la cucina è anche creatività, l’importante è cercare di rispettare gli ingredienti tradizionali. Tuttavia può succedere che due vinci di casa preparano la stessa pietanza con delle varianti che si distaccano dalla tipicità ma hanno un gusto ugualmente gradevole. L’importante è non snaturare completamente la ricetta.
Buon pituni, pidoni o pitone a tutti!
Ingredienti per l’impasto
500 grammi di farina 00
500 grammi semola di grano duro rimacinata
100 grammi di strutto
Sale q.b.
Acqua q.b.
Per il ripieno
Pomodori maturi
Indivia riccia
Olio extravergine d’oliva per condire
Acciughe salate o sott’olio
Provoletta morbidissima
Olio di semi di arachide per friggere
Procedimento
Lavorare le farine con lo strutto, aggiungendo, poco per volta, l’acqua necessaria che consenta di ottenere un impasto liscio morbido (non troppo) ed elastico. Far riposare per almeno trenta minuti.
Intanto preparare il condimento tagliando finemente l’indivia, che può essere utilizzata a crudo, condita con olio extravergine d’oliva e po’ di sale, oppure saltata in padella con olio, un pizzico di sale e, se volete, olive nere infornate snocciolate. Quindi i pomodori tagliati a pezzetti e sgocciolati, le acciughe spezzettate e la provoletta tagliata a pezzetti.
Dall’impasto ricavare delle palline dal peso di circa 100 grammi e ricavare dei dischi in una sfoglia non troppo sottile. Depositare il condimento in metà del disco e ripiegarlo a mezza luna in modo da sigillare dentro il condimento. Chiudere bene i bordi a cordoncino (vedi foto), quindi friggere in olio profondo ben caldo (170°) e servire.


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ciao Giovanni, ho sposato un messinese e so bene cosa sono i pitoni, insieme alla focaccia e alle arancine sono il meglio della rosticceria messinese, durante le nostre vacanze estive messinesi visitavamo parecchie volte la focacceria sotto casa. dunque come avrai capito, ho sempre mangiato quelli fatti da altri, vorrei provare a farli però leggendo gli ingredienti mi sorge un dubbio nell’impasto della farina con lo strutto non va il lievito? Grazie giusy
Ciao Giusy, come avrai sicuramente letto in premessa alla ricetta, menzioniamo la nostra amica che ci ha fornito e permesso di pubblicarla. Lei stessa ci spiega che nella tradizione messinese esistono due scuole di pensiero dove una prevede l’uso del lievito, l’altra invece è quella da noi pubblicata che, fra l’altro ci spiega, è ciò che ha appreso dalla nonna. A presto
Giovanni
Ottime ricette,mia moglie conferma l’originalità.auguri per il vostro sito e ancora complimenti.
Salvatore Alaimo
Nella ricetta dei pitoni avete dimenticato il lievito….nel messinese non si fanno con la semola rimacinata..io metto la manitoba con la 00…scusate l’intromissione
Scusate ma vi siete dimenticati di mettere il lievito negli ingredienti….nel messinese la semola rimacinata non la mettiamo..solo farina…un saluto e complimenti per il blog.
Ciao Mery, forse ti è sfuggito di leggere la risposta al commento precedente di Giusy. Come dicevamo, la ricetta è di una amica della nostra pagina facebook, la quale specifica anche che nella tradizione esistono due ricette, dove in una è previsto l’uso del lievito, mentre nella nostra no. Del resto, come ci informa ancora la nostra amica, questa è una ricetta che ha appreso dalla nonna.
Ciao Maria, intanto ti ringraziamo per i complimenti al nostro sito poi, per quanto riguarda la ricetta diciamo anche a te che l’autrice è una nostra amica messinese. Infine, come succede in tutte le ricette, esistono variazioni e personalizzazioni che, a volte, si discostano dalle tradizioni.
Come dico sempre: la cucina è anche creatività, l’importante è non snaturare del tutto gli ingredienti.
Ancora grazie, e a presto
Posso dire la mia???……è vero che alcuni mettono il lievito altri no….alcuni utilizzano solo farina 0…..altri semola più farina 0…..Ma la tradizione vuole…..il formaggio tuma……perchè anticamente la ” provoletta” non c’era!!!!…..il pomodoro è sato aggiunto negli anni 70……mentre prima non si metteva…
…in ogni caso come si fanno…fanno……sono sempre buoni…..personalmente io preferisco quelli casarecci!!
Mi sono nuovi e… devono essere davvero buoni. Grazie mille.
Ciao ragazzi le vostre ricetto risvegliano il mio appetito e vorrei provare di tutto ma vivo all’estero e spesso ho difficolta’ a reperire alcuni ingredienti come lo strutto.
Cosa potrei utilizzare in alternativa?
(ho saltato una parte) so che potrei sostituirlo con il burro ma viene bene los tesso? lo strutto non e’ piu’ grasso e salato?
Ciao Carola, anche se il gusto sarà leggermente diverso, in alternativa puoi usare la margarina vegetale.
Ciao vorrei anch’io dare la ricetta della mia nonna,che non metteva nè il lievito nè lo strutto, ma solo la farina 00 ,l’acqua e il sale, se si mette il lievito la pasta tende a non spianarsi bene e con lo strutto il gusto si altera. Inoltre il pomodoro nella ricetta originale non c’era proprio. Il pomodoro veniva messo da quelli che non erano originari della città ma della provincia, purtroppo con il tempo gli usi dei dintorni hanno un pò prevaricato su quelli cittadini. Chi come me si ricorda ancora il rosticcere per eccellenza di Messina, cioè Nunnari (conosciuto anche per aver creato l’arancino),potrà sicuramente dirvi che lui il pomodoro non lo metteva proprio perchè nella cottura butta una sorta di liquido acidognolo che guasta il tutto. La scarola o dicasi indivia riccia viene messa cruda,ben lavata e ben asciugata, e condita solo con olio d’oliva, pepe e sale.Oltre quelle nel ripieno ci va un filetto d’acciuga,(sotto sale o sott’olio è uguale) e assolutamente la Tuma che è il formaggio che si dovrebbe mettere anche sulla focaccia messinese e che veniva usata anche per la pasta incaciata (piatto tipico del 15 agosto). Ogni panetto di pasta viene poi spianato con il mattarello e fatta una base tonda abbastanza fine che viene riempita su una metà e ripiegata, poi ritagliata con la rotellina copapasta,quella ondulata. Infine per la frittura, venivano fritti,due per volta, prima da un lato e poi dall’altro in una padella con circa mezzo dito d’olio.
Scusate ma si usa acqua tiepida o fredda ? alcuni a Messina parlano di acqua gassata per rendere più leggera la pasta altri parlano addirittura di birra, cosa sapete in merito ?
Ciao Emy, per qualsiasi impasto è bene usare acqua a temperatura ambiente. Per quanto riguarda invece l’uso della birra o dell’acqua gasata possiamo dirti che servono in presenza di paste che agevolano la lievitazione. Pertanto, come ci consiglia la nostra amica che ci ha consentito di pubblicare la ricetta, per il pituni non va messa ne birra ne acqua gasata.
Esiste una versione dolce dei pitoni ripieni di ricotta zuccherata e poi cosparsi di zucchero…. una delizia
Qualcuno conosce l’origine del nome pidone o pitone? in altre parole: perchè si chiamano così? Grazie
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